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CNA IMPRESA DONNA PIU' ASILI NIDO NELLE AREE INDUSTRIALI E SERVIZI CENTRALIZZATI DI AREA
Alessandra Radicioni (Uff Stampa CNA Umbria)
(UJ.com) PERUGIA - C.N.A. Impresa Donna Umbria chiede piani mirati per favorire l’imprenditoria femminile, una maggiore conciliazione tra lavoro e famiglia, una maggiore occupazione femminile ed una più alta natalità”. Dotare le aree industriali umbre di strutture più vicine alle esigenze delle lavoratrici e delle imprenditrici, così da garantire un’effettiva riqualificazione dei siti anche sotto il profilo sociale, favorendo, di conseguenza, una maggiore conciliazione tra lavoro e famiglia e perciò anche una maggiore occupazione femminile e una più alta natalità.
Questa la proposta di Cna Impresa Donna Umbria che ha raccolto le esigenze e gli interessi delle donne imprenditrici e di molte lavoratrici alle prese con i problemi di conciliazione dell’impegno lavorativo e dei carichi familiari. Nelle aziende familiari il ruolo delle donne è spesso più importante che nelle grandi aziende. Sarebbe necessario favorire il lavoro femminile creando non solo laddove possibile asili nido aziendali, ma anche servizi centralizzati di area così da contribuire anche in questo modo a favorire le pari opportunità e la conciliazione dei tempi per i dipendenti di un’intera area produttiva e non di singole imprese.
“E’ cosa nota che in Italia, e l’Umbria non è da meno, ci sono troppe donne a casa, il 53%, secondo fonte OCSE. Adottare politiche efficaci sulla conciliazione lavoro e famiglia, investendo molto sui servizi legati alla prima infanzia - dichiara Cinzia Bugiantelli Presidente Cna Impresa Donna Umbria - significa anche incoraggiare molte donne ad intraprendere un percorso lavorativo, sicure di lasciare i propri figli in un posto accogliente e che abbia orari in linea con le proprie necessità lavorative. Le strutture esistenti - prosegue Bugiantelli - sono quasi sempre distanti dalle aree produttive. Hanno orari rigidi e tempi d’apertura troppo brevi, in estate chiudono troppo presto rispetto alle aziende e i pochi asili nido a disposizione risultano molto costosi. Spesso le madri spendono al mese più di asilo nido e baby sitter di quello che guadagnano e quindi decidono di abbandonare il posto di lavoro, con conseguenze nefaste sotto il profilo economico e sociale.
Se non si creano nuovi asili nido pubblici, cosa che comunque auspichiamo, chiediamo di attivare formule convenzionate con strutture di asili nido privati. Le convenzioni con strutture private, il prolungamento degli orari e un “permesso speciale” per le mamme che devono inserire i bambini all’asilo, potrebbero essere aiuti indispensabili tanto alle famiglie che alle imprese”. Una recente indagine di Cna Impresa Donna ha confermato che a spaventare più della crisi è proprio la conciliazione tra l’impegno lavorativo e la cura della famiglia: lo dichiara l’82% delle intervistate. Un problema talmente grave che l’88% ritiene impossibile assentarsi dal lavoro per dedicarsi ai figli o delegare ad altri le proprie mansioni nel periodo della maternità. Le imprenditrici hanno però le idee chiare su cosa servirebbe per mettere d’accordo tempi di lavoro e cura della famiglia.
Il 91% chiede di aumentare i servizi alla famiglia, come gli asili nido. L’85% è convinta che, se si risolvesse il problema della conciliazione, lavorerebbero più donne e circolerebbe più ricchezza per tutti. “Persino l’imprenditoria femminile potrebbe svilupparsi ancora di più ma è frenata spesso dall’inadeguatezza dei servizi sociali e dalle rigidità del mercato del lavoro. E’ chiaro perciò - conclude Bugiantelli - che un possibile cambiamento di rotta debba partire anzitutto da una constatazione. Riqualificare le nostre aree industriali significa anche riqualificarle sotto il profilo sociale. E da questo punto di vista, nonostante siano stati fatti significativi cambiamenti, resta ancora molto da fare”.





