Arte e cultura
JAZZ CLUB PERUGIA, SI COMINCIA CON IL QUINTETTO DI ROY HARGOVE
Marcello Migliosi (JCP)
(UJ.com) PERUGIA - Il trombettista Roy Hargrove ha provato in tutte le maniere ad allontanarsi dal modulo del quintetto (neo) hard bop, con cui aveva esordito come leader a vent'anni, nel 1989, con l'album "Diamond in the Rough", per la RCA Novus. Ci ha provato con l'afro-cuban jazz e con il funk-jazz, oppure facendosi accompagnare da una sezione d'archi, quella della Monterey Jazz Festival Chamber Orchestra, e cimentandosi più recentemente con una big band, indirizzandola sulla falsariga di quelle di Dizzy Gillespie, Gerald Wilson e Gil Evans. Alla fine lì ritorna la sua calamita è proprio quella, in quell'hard bop modernizzato, tirato a lucido e tecnicamente impeccabile. E' votato con perfetta coerenza e coesione alla estroversione di sentimenti "forti", all’ardore delle soluzioni melodiche, all’espressione di un feeling profondo, interpretando al meglio quella che da tempo è stata individuata come la “nuova classicità" del jazz. Il Roy Hargrove Quintett è tutto questo!
Domenica 14 novembre alle 21,30, presso l'Aula Magna della Facoltà di medicina, il combo di Roy terrà a battesimo l'inaugurazione della stagione del Jazz Club Perugia. Con il trombettista texano saliranno sul palco Justin Robinson al sax, Sullivan Fortner al pianoforte, Ameen Saleem al contrabbasso e Montez Coleman alla batteria. Hargrove ha preso direttamente da Lee Morgan e Freddie Hubbard il suono aperto, schietto e rotondo, il senso intuitivo della forma e della calibratura delle parti negli assolo, l’ineffabile abilità nel creare melodie e nel procedere con animato e terrigno swing in tutte le specie di tempo. Si esprime sempre con parche digressioni sentimentali nelle ballad, ma mai in modo sdolcinato. Ma le ascendenze stilistiche di Hargrove vanno oltre, ancora più indietro, sino ad arrivare a Roy Eldridge, come lui, è trascinante, ha il gusto della competizione, ha il suono splendente e sfacciato e l’articolazione delle frasi chiare e pronunciate con forza irresistibile.
Hargrove riassume in sè la greve sensualità e la schietta e magari sboccata espressività tipiche della più autentica musica afro-americana: non per niente LeRoy Jones, oggi Amiri Baraka - autore del “Popolo del Blues” e personalità culturale di spicco tra i neri d’America) - ha in Hargrove il suo favorito, fra le nuove generazioni. L'intero quintetto è votato, con perfetta coerenza e coesione, alla estroversione di sentimenti “forti”, all’ardore delle soluzioni melodiche, all’espressione di un feeling profondo, interpretando al meglio quella che da tempo è stata individuata come la “nuova classicità” del jazz. E per nuova classicità si intende il dominio, il vaglio e lo sfruttamento di tutte le conquiste di esperienze precedenti: il racchiuderle in forme solide e di buon gusto. Una stagione, dunque, quella proposta dal Jazz Club Perugia che parte sotto i migliori auspici.
"Jazz Goes To College", infatti, è il titolo di uno degli album più significativi di Dave Brubeck, è così fa il JCP che, acronimo per acronimo JGC (Jazz Goese To College), si avvicina per la prima volta - nella sua ultracinquantennale storia -, all'università e lo fa nella prestigiosa sede messa a disposizione dall'Ateneo di Perugia: l'Aula magna della Facoltà di medicina. Il concerto comincerà alle 21,30, ma ale 21 l'organizzazione offrirà il "Wine tasting and coffee". Costo del concerto 15 euro, tessera socio - che dà accesso a tutti gli appuntamenti della nuova stagione - 100 euro, 75 quella per gli studenti e 40 il tesseramento per i "soci junior" per giovani al di sotto dei 18 anni di età. Biglietti e abbonamenti saranno disponibili in prevendita presso la sede del Jazz Club Perugia, in piazza Danti, 28 (telefono 075 5724838 mail info@jazzclubperugia.it) e presso il negozio "Musica musica" in via Oberdan, 51 (telefono 075 5720923) a Perugia.
L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DEL JAZZ CLUB PERUGIA, NICOLA MIRIANO
Nel solco dell’ormai lunga tradizione jazzistica perugina, ereditata dall’Hot Club Perugia che mosse i primi passi nel 1946, ancora una volta il JCP ha la possibilità di offrire ai propri Soci ed in generale al pubblico, del quale si augura il consueto folto afflusso, una interessante stagione concertistica, dal prossimo novembre alla primavera 2011.
Due sembrano le caratteristiche della stagione da evidenziare. La prima è che nei concerti programmati “c’è più jazz” di quanto ce ne è stato negli anni scorsi nei quali, per graduare la comprensione e la godibilità di tale genere musicale da parte del maggior numero di persone, si è tenuto qualche concerto in cui il jazz ortodosso è stato in parte “contaminato” con musica che jazz non era. In altre parole, un atto di fede nei confronti dello sperato e perseguito aumento della sensibilità estetica verso il jazz da parte di un’accresciuta platea ed un sistema per “contare” gli autentici appassionati di Jazz.
La seconda è che il JCP fa ingresso nell’Aula Magna della Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Perugia: non un casuale e poco significativo mutamento di luogo, ma un forte segnale relativo all’elevato e da non molti conosciuto spessore artistico e culturale della musica jazz che a buon diritto viene fatta entrare in un tempio accademico della cultura scientifica. Un segnale che ha già un lontanissimo precedente quando, il 12 aprile 1947, l’Hot Club Perugia organizzò un concerto del duo pianistico Piera Brizzi-Maria Comparozzi dedicato alle composizioni di Gershwin nell’Aula Magna dell’Università per Stranieri di Perugia.
Un segnale confortante di crescita intellettuale e di civiltà, di caduta di insensati pregiudizi e veti rispetto non solo, almeno per quanto riguarda l’Italia, agli anni ’30 quando, ad andar bene, il jazz era poco più di un esotico monosillabo e, ad andar male, musica bandita dal regime di turno in quanto espressione di sensibilità e cultura non “nazionali” e forse anche perché proveniente da una pleiade di artisti espressa da strati di popolazione socialmente e razzialmente subalterna, ma anche in seguito come quando, nel 1955, il concerto di Louis Armstrong tenuto a Perugia venne negativamente commentato nel corsivo di un quotidiano locale dal titolo “Musica e forsennati” o quando, in tempi più recenti, per molti il jazz rischia di suonare come un sinonimo di rock.
Tutto questo anche per il piccolo contributo del JCP, dell’appassionato e disinteressato lavoro di quanti operano al suo interno, come Marcello Migliosi, Gigi Napolitano, Stefano Lazzari, della sensibilità artistica e culturale che Enti pubblici e privati (che in altre occasioni saranno indicati) hanno esternato con determinanti aiuti materiali, dell’incomparabile contributo dovuto alla regia organizzativa ed artistica di Carlo Pagnotta, vero e proprio “traghettatore” della passione jazzistica perugina da oltre mezzo secolo, oltre che protagonista di altre, ben note e più importanti iniziative relative o collegate alla musica jazz.





