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LA QUALITÀ DELL’ARIA IN UMBRIA. POCHE CRITICITÀ MA SI PUÒ FARE DI PIÙ
Fabio Mariottini
(UJ.com) PERUGIA - “A cinque anni di distanza dalla sua attuale costituzione, la Rete di monitoraggio in continuo della Regione Umbria (12 centraline dislocate nelle aree comunali identificate nel Piano regionale di mantenimento e risanamento della qualità dell’aria (Perugia 3, Foligno 1 Spoleto 1 Gubbio 1, Torgiano 1, Narni 1, Terni 4) fa registrare – sottolinea il direttore tecnico di Arpa Umbria Giancarlo Marchetti – un andamento diverso per ciò che riguarda le Province di Perugia e Terni. Netto il miglioramento per ciò che riguarda l’inquinamento da polveri fini nella Provincia di Terni, effetto dovuto in parte alla crisi industriale ( riduzione della produzione, diminuzione della mobilitazione di merci, ecc… ) e in parte alle procedure di IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) prescritte da Arpa ai complessi industriali soggetti ad autorizzazione. Situazione sostanzialmente stazionaria per ciò che riguarda invece la provincia di Perugia dove la maggior percentuale di polveri viene prodotta dal traffico veicolare. Per ciò che riguarda Perugia, gli effetti del minimetrò ancora non sono stati avvertiti, e per Foligno al traffico urbano si aggiungono gli effetti di quello extraurbano”.
Questo è ciò che emerge dal convegno organizzato da Arpa Umbria sulla qualità dell’aria in Umbria che ha voluto tirare le somme, confrontandosi anche con altre esperienze, del monitoraggio sulla qualità dell’aria effettuato da Arpa dal 2005 al 2010. A supportare questa ipotesi, infatti, concorrono anche i risultati dalle ricerche effettuate dall’Università degli studi di Perugia illustrati dal professor David Cappelletti, che sulla caratterizzazione delle polveri ha evidenziato “una differenza nelle composizioni delle polveri a Terni, dove si riscontra una maggiore incidenza dovuta ad emissioni industriali e da traffico, rispetto a Perugia, dove il peso maggiore è determinato da componenti naturali e antropiche (riscaldamento, traffico)”. L’inquinamento atmosferico è dovuto, infatti, essenzialmente a tre componenti fondamentali: traffico veicolare, combustione derivante da grandi processi industriali e da biomasse, emissioni determinate dagli impianti di riscaldamento diffusi nei centri urbani.
Il convegno è stato anche un momento di confronto tra l’esperienza dell’Arpa Toscana e le esperienze nazionali illustrate da Alessandro Di Menno di Bucchianico dell’Agenzia nazionale di protezione ambientale. Andrea Monsignori ha voluto evidenziare l‘impegno della Regione Umbria a migliorare la rete di monitoraggio regionale, a sostenere il trasporto pubblico locale e la certificazione di sostenibilità ambientale per gli edifici, e a promuovere il risparmio energetico; azioni che, insieme alla sostituzione dei mezzi pubblici più inquinanti, saranno al centro del nuovo Piano dell’aria del 2011. L’assessore all’ambiente del Comune di Perugia Lorena Pesaresi ha inteso sottolineare che “ Anche se la situazione di Perugia non è critica, non bisogna abbassare la guardia e procedere al rafforzamento del trasporto pubblico locale attraverso il completamento del minimetrò, e proseguire con la costruzione di alcune piste ciclabili ( Pian di Massiano-Borgo Novo), e con nuovi spazi da destinare al verde urbano”. Il convegno è stato concluso da direttore di Arpa Svedo Piccioni che ha rimarcato “l’importanza della collaborazione tra Università, Amministrazioni locali e Agenzie nella costruzione di un percorso riconoscibile a livello nazionale che, attraverso la conoscenza, riesca a ridurre l’impatto dell’inquinamento atmosferico sull’ambiente e, in particolare, sulla salute della popolazione”.
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