Arte e cultura
SECONDO APPUNTAMENTO CON “EDIPO RE” AL TEATRO ROMANO
post M. Zingales UJcom2.0 @ (UJ. com) GUBBIO - Dopo l’atteso spettacolo con Gabriele Lavia, la Stagione estiva del Teatro Romano di Gubbio prosegue martedì 27 luglio, alle 21,15, con “Edipo Re” da Sofocle a Pasolini, una messinscena di Ulderico Pesce ispirata alla suggestiva versione cinematografica di Pasolini. Esponente di spicco fra i narratori teatrali italiani Pesce è anche nel cast insieme a due giovani, ma ormai consolidati talenti delle nostre scene, Maria Letizia Gorga e Maximilian Nisi. Giocasta e Laio generano un bambino nonostante l’oracolo di Delfi gli abbia detto: “Se avrete un figlio, ucciderà il padre e farà l’amore con la madre”. Impauriti prendono il nuovo nato, gli legano i piedini a un bastone come un capretto e lo consegnano a un pastore fedele che dovrà ucciderlo sulla montagna.
I piedi del bambino sono molto gonfi per via delle strette della corda ecco perché il pastore, per pietà, non lo uccide, e lo chiama Edipo, che in greco antico significa “piedi gonfi”. Edipo gioca con gli antichi campanacci delle vacche che il pastore usa per la transumanza, cresce e diventa grande. Poi senza saperlo, ammazzerà suo padre, e si accoppierà con sua madre. La messinscena inizia dal funerale del re Laio. Sarà proprio il pubblico che porterà a spalla la bara del re giusto. E’ dalla morte di Laio che inizia il male, dalla sua uccisione avvenuta proprio per mano di Edipo. Con la morte del re viene sconvolto un ordine cosmico dove l’armonia tra uomo, natura e spiritualità era totale ed è questo sconvolgimento, provocato inconsapevolmente da Edipo, che porta la tragedia.
La bara del re Laio nello spettacolo starà sempre in scena e diventerà il letto dove Giocasta si accoppierà con Edipo, senza sapere che è proprio lei che lo ha generato, la stessa bara rappresenterà il luogo dove il pastore rivelerà ad Edipo la sua vera identità e quindi il suo passato. All’interno dell’Edipo il coro ha prevalentemente un ruolo epico, non partecipa all’azione scenica, non la scatena, la commenta in modo lirico. E allora alcuni brani recitati dal coro sono diventati canti che vanno ad intrecciarsi con altre canzoni e musiche prelevati dalla tradizione arberesche, grecanica e del mondo pastorale lucano. Per informazioni e prenotazioni ci si può rivolgere al Servizio Turistico Associato I.A.T. di Gubbio, tel. 075 9220693.





