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UN ANNO FA MORIVA PADRE NICOLA GIANDOMENICO FONDATORE DELLA TAVOLA DELLA PACE
Floriana Lenti
(UJ.com) PERUGIA - La sua lezione di vita nel ricordo di Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace “Fini lo va a trovare spesso. Buttiglione e Veltroni pure. Berlusconi ha già prenotato un appuntamento. Ma la lista degli ospiti eccellenti di fra’ Giandomenico è molto più lunga e comincia lontano, fin da quando il suo convento era meta dei pellegrinaggi di Enrico Berlinguer”. A poche settimane dal terremoto che colpirà duramente l’Umbria e Assisi, il Corriere della Sera lo presenta così: come un grande politico e diplomatico, pazientemente impegnato a tessere la tela della pace e della giustizia, in Italia come nel mondo. Ma padre Nicola Giandomenico era molto, molto di più. Lo voglio ricordare oggi, ad un anno dalla sua scomparsa, per tutti i giovani che non hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Nicola era un uomo di pace.
Un autentico uomo di pace. Altro che “il contrario della guerra”! Per Nicola “la pace è un modo di essere, di pensare, di vivere. Un nuovo stile di vita, un nuovo modo di relazionarsi tra singoli, tra popoli, tra nazioni.” O la vivi o non esiste. O te la porti dentro o è uno slogan. Alla pace Nicola ha dedicato tutta la sua vita impegnandosi per mettere fine alla guerra fredda e all’occupazione israeliana dei territori palestinesi, per fermare la guerra in Iraq e per il dialogo con Cuba, per i diritti dei più poveri e per il disarmo nucleare, per il rafforzamento dell’Onu e per la difesa dell’ambiente trasformando il Sacro Convento d’Assisi in uno straordinario cantiere della pace e del dialogo con tutti. Grazie a lui, il 13 gennaio 1996, nascerà la Tavola della pace. Per la pace Nicola ci ha messo la faccia, senza mai voltarsi indietro, senza mai curarsi delle critiche strumentali e delle accuse vergognose che, via via, gli sono state scaricate addosso. Nicola aveva capito che non basta parlare di pace, non basta nemmeno predicarla: uno ci deve lavorare. Seriamente. In prima persona. In relazione con tutte le donne e gli uomini di buona volontà, senza esclusioni politiche, religiose e culturali.
Condividendo le responsabilità. Assumendosi anche la responsabilità delle cose più grandi. Nicola lo ha fatto sempre con una grande dose di umiltà, una delle virtù più preziose e introvabili del nostro tempo. Dice di lui padre Giuseppe: “Nonostante fosse il nostro ‘ministro degli esteri’, a noi più giovani ha sempre donato la lezione del distacco interiore dal culto dell’immagine e dell’interesse personale, dell’essere strumento finché si è utili, di essere mezzo e non fine, di essere uno e non l’unico”. Anche per questo, forse, Nicola è un uomo poco noto. Perché non ha mai cercato le vetrine, perché ha sempre dato senza mai tenere nulla per sé, perché “non si è mai fatto prendere dal vortice sfrenato dell’emergere, del primeggiare”.
Il 12 novembre 2009 Nicola Giandomenico si è spento in silenzio dopo dieci lunghissimi anni di sofferenze e amarezze. Se n’è andato dopo un’ultima notte soffocante come il tempo triste che stiamo vivendo. Se n’è andato verso mezzogiorno quando la luce e il ritmo della vita si fanno più intensi invitandoci a fermarci e a riflettere. Dove stiamo correndo? Siamo sicuri di essere sulla strada giusta? Padre Nicola non c’è più. Quello che resta è la sua testimonianza di vita. Quella di un uomo e di un frate che si è fatto strumento umile della pace. Una testimonianza capace di parlare a tutti, credenti e non credenti. Una testimonianza che l’Umbria e l’Italia non si possono permettere di disperdere. PS. Nicola era un frate cresciuto alla scuola di San Francesco. Dai suoi scritti e dalla sua vita col tempo aveva ricavato “dieci regole d’oro” che suggerisco di trascrivere e tenere sempre in tasca. 1) Credere nel positivo. 2) Rifiutare ogni pregiudizio. 3) Riannodare i fili rotti. 4) Trascendenza della pace e vitalità della preghiera. 5) Osare per la pace. 6) Spazio alla fantasia e alla creatività. 7) Credere nella possibilità del cambiamento. 8) La pace ha la sua strada: la solidarietà, il dialogo, la fraternità. 9) La pace ha delle basi: la verità, la giustizia, l’amore, la libertà. 10) La pace è sempre un punto di arrivo e un punto di partenza.





